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mercoledì 5 luglio 2017

05.07 | Un semestre di elettrico in Italia, breve analisi



L'UNRAE ha parlato. 
Puntuale come ogni mese, UNRAE ha pubblicato le analisi delle immatricolazioni in Italia, con delle utili suddivisioni per alimentazione, che ci fanno capire come stia andando il mondo dell'elettrico nel Bel Paese. Quanto siamo lontani dal meraviglioso 33% di immatricolazioni full electric della Norvegia?
unrae.it

NB - Grafici interattivi, visualizza su ev.today per navigare!

Tanto lontani. I numeri sono inequivocabili, e parlano di crescita. Ma sappiamo che c'è crescita e crescita, e nel contesto degli EV vendere 20 auto in più in un mese equivale a far crescere il mercato di oltre il 10%! E questo è successo: 191 immatricolazioni full-electric contro le 136 di maggio: si può leggere come un incredibile +40%, o come cinquantacinque italiani in più sul mese scorso che si sono presi una macchina elettrica (mentre centoundicimila hanno comprato un diesel). Questione di prospettive.



Il gasolio regna, stabili le alimentazioni alternative. Dando uno sguardo ai comparti più ampi, considerando dunque tutte le alternative insieme (metano, GPL, ibrido e full-electric), vediamo che - nonostante il costante declino del metano - la tenuta delle alimentazioni ad emissioni ridotte c'è. Ma da qui a parlare di "tecnologie fuori moda" ce ne vuole ancora.




Che succede al metano? La tecnologia "pulita" ed italiana per eccellenza, quella che ci tiene in testa alle classifiche EAFO da decenni, quella che continua a far indugiare FCA sull'elettrico e che dà lavoro a mezza Emilia Romagna, ha perso metà della quota di mercato tra le alternative in soli sei mesi, schiacciata da un GPL che resiste e cresce e le elettriche/ibride che avanzano.



Che diavolo è l'ibrido? Verrebbe comunque da celebrare per l'avanzata del comparto Ibrido/Elettrico. Ma c'è un però. I dati UNRAE, come confermatoci via email dallo stesso staff dell'organizzazione, non distinguono tra ibrido plug-in e ibrido non plug-in. Tra le tante ibride benzina-elettrico vendute in questi mesi, dunque, grandissima parte potrebbe essere quell'armata Toyota da 10-30 km di autonomia elettrica senza alcuna ricarica esterna: utile per risparmiare un po' di benzina ma molto lontana dal portare al cambio di approccio alla mobilità che si rende sempre più necessario.



Che cosa dedurre? A differenza di alcuni toni celebrativi sull'incredibile crescita dell'elettrico in Italia - poco realistici ad essere gentili, la nostra più pacata deduzione è che siamo umilmente solo all'inizio di un processo di cambiamento che, attenzione, non è nè davvero imminente nè davvero inesorabile. Siamo all'alba di un decennio in cui ogni cittadino sensibile alla necessità di preservare un pianeta abitabile ed energicamente neutro e di sviluppare una civiltà di cui essere orgogliosi davanti ai nostri figli dovrà ingegnarsi e lottare per iniziare a sperimentare un nuovo stile di vita consapevole cominciando da se stesso. Tante le domande a cui rispondere, forse prima tra tutte quella sul come preservare le centinaia di migliaia di posti di lavoro dell'industria ad alte emissioni trasferendoli verso questa enorme start-up chiamata società ad emissioni zero.
E' un movimento da curare e stimolare, e una lezione che potrebbe essere utile è il discorso di Zach Shahan di Cleantechnica fatto all'evento rEvolution ad Amsterdam lo scorso marzo, sul come possiamo accelerare l'avvento della mobilità elettrica. Leggero, intenso ed ispirante allo stesso tempo, consigliato a chiunque mastichi inglese.

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